Bene la salvaguardia, ora più attenzione al rischio distorsioni

di Il Sole 24 Ore

La conferma delle misure di salvaguardia, rese definitive dalla Commissione europea con ampio consenso dei Paesi membri, per Federacciai è più che giustificata per tutelare la produzione da «incontrollati e ingiustificati incrementi delle importazioni dovuti da un lato ai dirottamenti dei flussi commerciali derivanti dai dazi Usa e dall’altro alla massiccia sovracapacità produttiva esistente in molti Paesi produttori, prima fra tutti la Cina». Lo si legge in una nota dell’associazione.

«La struttura delle misure definitive - spiega il presidente di Federacciai, Alessandro Banzato - migliora alcuni aspetti, in particolare con l’inserimento di alcune categorie di prodotti di cui era ancora in corso l’esame, e per la gestione delle quote, ripartite per i Paesi maggiori importatori e con cadenza trimestrale per le rimanenti». Tuttavia, «rimangono da rivalutare e ridimensionare gli incrementi complessivi delle quote, + 5% a febbraio e un altro + 5% previsto già a luglio partendo dalla media del triennio 2015-2017, periodo già record per le importazioni, per renderli congruenti all’andamento previsto del consumo di acciaio in Europa, più limitato e previsto inferiore all’1% nel 2019. In caso contrario si rischia di vanificare l’obiettivo principale delle misure: mantenere un mercato aperto e bilanciato tra gli interessi dei produttori e dei consumatori senza costituire pregiudizio per l’industria comunitaria».

Per Banzato, oltre al ridimensionamento degli incrementi delle quote, è importante «anche monitorare le distorsioni e gli incrementi dell’import per prevenire possibili aggiramenti della salvaguardia o dei dazi antidumping. I primi dati del 2018 - prosegue - mostrano già alcuni fenomeni sui quali porre attenzione, come ad esempio l’import dalla Turchia, che a fronte di una costanza del livello produttivo nel 2018 ha quasi raddoppiato le importazioni in Europa, o dell’Indonesia, esclusa dalla salvaguardia in quanto Paese in via di sviluppo con importazioni per esempio di coils e lamiere inox nel triennio di riferimento inferiori al 3% del totale europeo, ma salite a più del doppio nel 2018».

Per il presidente, infine, bisogna anche «monitorare l’import dalla Cina, paese destinatario di diverse misure antidumping che, ad esempio per i coils zincati, ha visto un significativo incremento dell’import in Italia nel 2018 nonostante l’industria destinataria di questi materiali, in particolare l’auto, abbia segnato il passo». L’acciaio auspica che a seguito dell’entrata in vigore delle misure definitive venga ora avviato un ricalcolo a livello europeo sulle quantità effettive, possibilità peraltro prevista, e venga rinforzata l’attenzione dei singoli Paesi membri, per l’Italia da parte dell’Agenzia delle dogane, alla sorveglianza e alla verifica sul campo della congruenza delle importazioni con i requisiti di legge nazionali e comunitari.

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ultimo aggiornamento: 07/02/2019 06:12:22