Discarica di Grottaglie, arrestato ex presidente Provincia di Taranto

di Il Sole 24 Ore

Con i soldi ottenuti per il via libera all’ampliamento della discarica dei rifiuti di Grottaglie, aveva finanziato la campagna elettorale della moglie, Maria Francavilla, candidata al Senato per Forza Italia ma non eletta. Inoltre, come ulteriore regalo, aveva ricevuto un’auto dal valore di 50mila euro. Martino Tamburrano, anch’egli forzista, ex presidente della Provincia di Taranto, è ora in carcere. Corruzione e turbata libertà degli incanti, le accuse. La stretta riguarda altre sei persone insieme a Tamburrano.

Quattro di queste in carcere, oltre all’ex presidente, anche Lorenzo Natile, dirigente del settore Ambiente della Provincia (che Tamburrano aveva fatto venire dal Comune di Massafra, dove lo stesso Tamburrano è stato sindaco per dieci anni), Pasquale Lonoce, a capo di una società che si occupa di rifiuti, e Roberto Venuti, procuratore speciale della società Linea Ambiente cui fa capo la discarica di Grottaglie, ex Ecolevante. Gli altri tre sono invece ai domiciliari: Rosalba Lonoce, figlia di Pasquale, l’ex presidente dell’Amiu di Taranto, Federico Cangialosi, e l’ex dirigente dell’Amiu di Taranto, Mimmo Natuzzi, quest’ultimo componente della commissione di gara per la raccolta dei rifiuti urbani.

Focus di tutto, la discarica di Grottaglie, al centro di numerose proteste ambientaliste e dei cittadini dei paesi vicini, oltreché di un recente conflitto giudiziario tra Tar di Lecce e Consiglio di Stato. La discarica aveva esaurito gli spazi per il deposito dei rifiuti e la società aveva fatto istanza alla Provincia per ottenere un ampliamento. La Provincia, però, sbarra la strada e ad agosto 2017 dice no. Tuttavia la società Linea Ambiente non si arrende. Il procuratore Venuti, tramite Lonoce, comincia a premere su Tamburrano e sulla Provincia perché ci sia un riesame del parere e il no si trasformi in sì. Parte così un “lavorio” che vede Tamburrano – al fine di spianare la strada all’ampliamento della discarica – sostituire il comitato tecnico, nominandone uno nuovo, e insediare al settore Ambiente della Provincia un nuovo dirigente (definito “compiacente”). È il primo passo. Da allora l’ «accordo corruttivo», come lo definiscono gli inquirenti, prende sempre più forma e sostanza. In particolare, si scelgono due modalità di corruzione. I soldi da trasferire ai dirigenti pubblici sarebbero venuti dai lavori, sovrafatturati, di sanificazione della discarica, lavori affidati alle imprese di Lonoce. A Tamburrano, invece, sarebbero arrivati un’auto e i contributi per la campagna elettorale della moglie. Ma non solo rifiuti: a Lonoce sono arrivati anche altri 95mila euro per «lavori di somma urgenza e necessità» che la Provincia di Taranto gli ha affidato dopo le calamità naturali dell’estate 2018. In più Tamburrano, dice l’accusa (indagine del pm Enrico Bruschi, ordinanza del gip Wilma Gilli), si è attivato perché venisse pilotato l’affidamento dell’appalto per la raccolta dei rifiuti a Sava “manovrando” su due componenti della commissione esaminatrice. Obiettivo, assegnare l’appalto all’imprenditore “amico”.
Tutto questo “lavorio” sortisce l’effetto sperato: arriva l’ok al sopraelevamento della discarica di altri 15 metri rispetto al livello di colmata. Sembra fatta ma a Grottaglie si scatenano subito le proteste e la Provincia finisce nel mirino. A fine gennaio scorso il Tar di Lecce accoglie il ricorso del Comune di Grottaglie e stoppa la determina sull’ok all’ampliamento del dirigente della Provincia di Taranto, Natile, del 5 aprile scorso. Linea Ambiente impugna il verdetto del Tar e va al Consiglio di Stato, che a fine febbraio con un’ordinanza (in attesa dell’udienza di merito del 23 maggio) rigetta la richiesta di sospensiva e conferma quanto stabilito dai giudici amministrativi di primo grado. «L’autorizzazione all’ampliamento della discarica data dalla Provincia di Taranto era illegittima a 360 gradi» è il commento del sindaco di Grottaglie, Ciro D’Alò, ai due pronunciamenti. E Tamburrano? Persi nell’ordine il Comune di Massafra (il suo “delfino” Raffaele Gentile fu sconfitto alle comunali), il Comune di Taranto (Stefania Baldassari, la direttrice del carcere da lui sostenuta come candidato sindaco, non riuscì a superare il ballottaggio), il Senato (aveva fatto sì che il posto inizialmente pensato per lui andasse alla moglie) e lasciata per fine mandato anche la presidenza della Provincia, progettava ora il salto in Regione Puglia con le elezioni del 2020. Ma l’arresto ha fermato la corsa al suo inizio.

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ultimo aggiornamento: 14/03/2019 07:11:48